I primi giorni di scuola hanno un ritmo tutto loro: i bambini arrivano con i borsoni pieni di materiali da sistemare e tantissime storie da raccontare. Qualcuno si ritrova dopo l’estate, qualcun altro entra in un gruppo che ancora non conosce. E noi docenti, nel frattempo, dobbiamo accoglierli, gestire i materiali e cominciare a costruire il clima che ci accompagnerà per tutto l’anno.
Quest’anno, considerato l’arrivo di tre nuovi studenti, ho preparato una proposta di attività di accoglienza per la scuola primaria pensata su due giorni. Il primo giorno è dedicato alla conoscenza reciproca, con i giochi cooperativi e le attività di presentazione. Il secondo parte da un albo illustrato e arriva alle emozioni con cui i bambini tornano a scuola a settembre.
In questo articolo trovi tutto il percorso, attività per attività, e il kit completo da scaricare gratuitamente in fondo alla pagina.
Parti dalla relazione
Il primo giorno è un momento in cui il gruppo si ritrova, si ricompone e, in alcuni casi, accoglie nuovi compagni. Dedicare uno spazio intenzionale alla conoscenza reciproca aiuta i bambini a sentirsi parte del gruppo e crea le condizioni per lavorare insieme in modo più sereno nelle settimane successive.
I giochi cooperativi, per questo, mi sembrano lo strumento più naturale con cui cominciare. Mettono i bambini nella condizione di ascoltarsi, osservarsi, aspettare il proprio turno e collaborare.
Primo giorno: scegli due giochi cooperativi per conoscersi
Nel kit trovi cinque giochi spiegati nel dettaglio, ma non serve proporli tutti. Nel primo giorno, secondo me, è preferibile sceglierne due, valutando il tempo che hai davvero a disposizione: meglio due attività fatte con calma che cinque fatti di corsa.
- My name is… — ogni bambino dice il proprio nome accompagnandolo con un gesto, il gruppo ripete nome e gesto;
- Pass the object — un oggetto passa di mano in mano con la musica, quando si ferma chi lo tiene racconta qualcosa di sé;
- The name rap — il gruppo chiede a ritmo “What’s your name?” e il bambino risponde seguendo il tempo;
- Il gioco dello specchio — a coppie, uno guida e l’altro riproduce i movimenti come uno specchio;
- Il gioco della torta — la ricetta viene mimata sulla schiena del compagno che sta davanti.
Per orientarti nella scelta: se il gruppo ha bisogno di conoscersi, parti da My name is…; se è un gruppo particolarmente energico, alterna un gioco di movimento a uno più strutturato; se il tempo è poco, My name is… e The name rap sono i più rapidi. Il gioco dello specchio, che avevamo già sperimentato lo scorso anno in palestra, funziona bene per lavorare sull’attenzione reciproca e sulla sintonia con i compagni.
Tre di questi giochi sono in inglese, ma non richiedono competenze particolari: le frasi sono sempre le stesse e i bambini le imparano nel giro di due o tre turni. Se preferisci, puoi lasciare che ognuno scelga se raccontarsi in italiano o in inglese.
Dopo i giochi: All About Me e la presentazione del compagno
Nella seconda parte della mattinata il ritmo si abbassa e si passa alle attività individuali. Ogni bambino completa la propria scheda All About Me, con un disegno e alcune informazioni su di sé: nel kit trovi la scheda “Mi presento”, con lo spazio per il nome, un desiderio per il nuovo anno, una cosa su di sé e una foto dell’estate.
Subito dopo si lavora a coppie. I bambini si intervistano e si raccontano nome, gusti, interessi, qualcosa che hanno fatto durante l’estate, poi ciascuno presenta al gruppo il proprio compagno. In questo modo la presentazione personale diventa un’attività di ascolto: non basta raccontare, bisogna anche restituire quello che l’altro ha detto.
Se il gruppo si conosce già, puoi provare una variante che di solito funziona molto bene: si raccolgono i fogli delle presentazioni e si ridistribuiscono a caso, ogni bambino si presenta impersonando il compagno senza dire il nome e la classe deve indovinare di chi si tratta.
Gestisci borse e materiali senza appesantire l’ingresso
Il primo giorno i bambini arrivano con i borsoni e tutto il materiale scolastico, e quel momento richiede più tempo di quanto immaginiamo. Una possibilità è chiedere di lasciare inizialmente borse e borsoni sotto gli appendini, senza procedere subito alla sistemazione: la sistemazione dei materiali può essere spostata nella seconda parte della mattinata, dopo le attività di presentazione.
Naturalmente non in tutte le scuole è possibile organizzarsi allo stesso modo. Quando funziona, però, toglie parecchia confusione all’ingresso: l’unica accortezza è comunicarlo preventivamente alle famiglie.
Secondo giorno: leggi un albo illustrato che parla di paure
Dopo aver dedicato il primo giorno alla conoscenza reciproca, il secondo giorno cambia obiettivo: riflettere sulle proprie paure, riconoscersi nelle emozioni degli altri e provare a trasformare le difficoltà in pensieri più incoraggianti. Il punto di partenza è la lettura di un albo illustrato.
Il libro che ho scelto è (Non) imparerò (mai) a volare di Penny J. Rimau e Giulia Cregut, edito da Mimebù. È la storia di un pettirosso che racconta in prima persona i suoi dubbi: le ali non abbastanza forti, la paura di cadere, gli amici che rideranno di lui.
La cosa che lo rende perfetto per l’accoglienza è la sua struttura: il libro si legge nei due sensi. Letto dall’inizio è la storia di un uccellino insicuro; girandolo e ripartendo dall’altra parte, le stesse pagine raccontano un uccellino che si fida di sé. È esattamente il passaggio su cui lavoreremo con i bambini, e vederlo accadere dentro a un libro lo rende molto più concreto di qualsiasi spiegazione.
Dopo la lettura puoi scegliere tra due modalità, a seconda del gruppo: il retelling, lasciando che siano i bambini a ricostruire la storia attraverso immagini, domande-guida o il semplice racconto orale, oppure una conversazione sui momenti più significativi, sui comportamenti dell’uccellino e sul messaggio del libro.
Il barattolo dei pensieri che ci appesantiscono
Dalla storia si passa poi al vissuto dei bambini, ed è la parte del percorso a cui tengo di più. Ogni bambino riceve un bigliettino e in anonimo scrive una delle paure dell’uccellino in cui si è riconosciuto, oppure una propria preoccupazione pensando al nuovo anno, oppure più liberamente un pensiero che lo appesantisce e che, proprio come accade nella storia, gli impedisce di “volare”.
Non è necessario scrivere per forza una paura: possono essere anche dubbi, pensieri, preoccupazioni. I bigliettini vengono piegati e raccolti in un barattolo o in un sacchettino, poi estratti e letti uno alla volta ad alta voce.
È qui che succede la cosa più importante: quando un bambino si riconosce nel pensiero che è stato letto, può intervenire e dire “anch’io mi sento così”. L’anonimato toglie il peso di doversi esporre, e la lettura condivisa fa scoprire che molte delle proprie preoccupazioni sono anche quelle degli altri.
Trasforma i pensieri nelle nuvolette positive
A partire dai bigliettini si lavora insieme per trasformare quei pensieri in frasi che incoraggiano. Le frasi che emergono si raccolgono alla lavagna, e di solito i bambini arrivano a formulazioni molto più belle di quelle che avremmo scritto noi.
- “Ho paura di non riuscire” può diventare “posso provare e chiedere aiuto”;
- “Ho paura di non avere amici” può diventare “posso conoscere nuovi compagni”;
- “Ho paura di sbagliare” può diventare “sbagliare mi aiuta a imparare”.
Le frasi vengono poi riscritte dai bambini sulle nuvolette e appese all’interno della porta, sulla parete della classe o in uno spazio dedicato all’accoglienza. Diventano un promemoria quotidiano: ogni volta che entreranno in classe ritroveranno quelle parole, e ricordarsi che le paure si possono affrontare è molto più facile se ce l’hai scritto davanti. Nel kit trovi la scheda “Imparerò a volare”, con due nuvolette da completare. Se in classe hai anche un cartellone delle emozioni, le nuvolette gli stanno accanto molto bene: sono due modi diversi di dare un nome a quello che si sente.
Costruisci gli uccellini e appendi il lavoro collettivo
Dopo la conversazione si passa alla parte manuale, che chiude il percorso e lascia un segno visibile in classe. Anche qui puoi scegliere tra due versioni, in base al tempo e alle energie della mattinata.
La versione semplice prevede che l’uccellino venga colorato, ritagliato e attaccato alla porta: con lo scotch si compone un unico stormo, ed è fattibile anche quando la mattinata è già piena. La versione da costruire richiede più tempo, perché si procede per fasi con il modello, ma il risultato è tridimensionale e molto più scenografico: gli uccellini si possono appendere al soffitto con un filo e sembrano davvero in volo.
In entrambi i casi l’idea finale è la stessa: un unico lavoro collettivo che richiami il percorso della mattinata, dalle paure ai pensieri positivi, dal coraggio al volo. Nel kit trovi sia le sagome da colorare sia il modello dell’uccellino da costruire, e sul mio profilo Instagram ho pubblicato il video con tutti i passaggi del montaggio.
Scarica il kit gratuito per i primi due giorni
Ho raccolto tutto il percorso in un unico PDF di 20 pagine, pensato per essere stampato e tenuto sulla cattedra durante i primi due giorni. Dentro trovi:
- i 5 giochi cooperativi, con materiali, svolgimento e obiettivo;
- una possibile scansione della prima mattinata;
- la scheda “Mi presento” da stampare;
- il percorso completo del secondo giorno con l’albo illustrato;
- la scheda “Imparerò a volare” con le nuvolette;
- gli uccellini da colorare e il modello dell’uccellino da costruire;
- due checklist per l’insegnante, una per giorno.
👉 Scarica qui il kit completo per l’accoglienza dei primi due giorni
Il materiale è gratuito ed è pensato per uso didattico: puoi stamparlo e utilizzarlo con i tuoi alunni, ma non è consentito modificarlo, ridistribuirlo o caricarlo su altri siti e gruppi. Se vuoi condividerlo con una collega, ti chiedo di farlo linkando questa pagina. 💜
L’accoglienza non finisce con i primi due giorni
Due giornate ben pensate non risolvono tutto, e non è quello il loro compito. Servono a dare al gruppo un punto di partenza: un modo per imparare i nomi, un’occasione per dire ad alta voce che si ha un po’ di paura, un lavoro appeso alla porta che nelle settimane successive continuerà a ricordarlo.
Tutto il resto si costruisce nei mesi, con le routine quotidiane e con il tempo che riusciamo a ritagliare per osservare i bambini: se ti interessa il quadro più ampio, ne ho parlato nell’articolo sulle 8 buone pratiche per l’accoglienza in classe prima. Quello che possiamo fare a settembre è iniziare bene, e lasciare che sia il gruppo a mostrarci di cosa ha bisogno.
E tu come organizzi i primi giorni di scuola?
Raccontamelo nei commenti: se hai un gioco di accoglienza che funziona sempre nella tua classe, o un albo illustrato che hai scelto per iniziare l’anno, mi fa piacere leggerlo e provarlo. Buon inizio a tutti noi!
Un abbraccio,
Maestra Giulia 💜


























Grazie maestra Giulia per il lavoro che fai e che condividi 😊