Quanto pesano le parole che diciamo? È la domanda da cui è partito uno dei percorsi più belli che ho visto nelle mie classi quinte.
L’ha proposto una giovane tirocinante del liceo Sigonio di Modena, che ho avuto il piacere di ospitare in classe. Un percorso semplice, fatto di storie, post-it, un foglio di carta e una gruccia appendiabiti, che i bambini non hanno più dimenticato.
Va benissimo per la Giornata della Gentilezza, per parlare di bullismo e anche, perché no, per San Valentino.
🎬 La storia: la grande fabbrica delle parole
Abbiamo iniziato con la lettura animata dell’albo «La grande fabbrica delle parole» di Agnès de Lestrade e Valeria Docampo (Terre di mezzo).
C’è un paese dove le persone parlano pochissimo: per pronunciare le parole bisogna comprarle e inghiottirle, e quelle più importanti costano tanto. Il piccolo Philéas vorrebbe dire «ti amo» alla dolce Cybelle, ma non ha abbastanza soldi nel salvadanaio.
💬 Usare le parole con cura
Dopo il video abbiamo fatto un circle time con alcune domande stimolo. Se le parole si devono comprare, le trattiamo con più cura: le conserviamo, le proteggiamo, le usiamo nel momento giusto.
E noi? Stiamo attenti alle parole che diciamo? Le usiamo con cura?
La storia si presta anche a parlare della comunicazione verbale e non verbale.
✏️ Parole ostili e parole gentili
Poi ci siamo concentrati sulla differenza tra parole ostili e parole gentili.
- Brainstorming: i bambini hanno detto le parole ostili che venivano loro in mente.
- Acrostico: in piccolo gruppo hanno scelto una parola ostile e, su un grande post-it, l’hanno trasformata in un acrostico di frasi e parole gentili.
- Lettura e conversazione: abbiamo letto gli acrostici e parlato di come ci sentiamo quando qualcuno ci rivolge una parola ostile.
💔 Il cuore stropicciato
I bambini sono arrivati da soli a una conclusione: le parole ostili non passano inosservate, pesano sul cuore.
La tirocinante l’ha mostrato con un foglio di carta a forma di cuore: a ogni offesa il cuore si accartoccia un po’. Quando proviamo a stenderlo di nuovo, le pieghe restano.
Alla LIM abbiamo proiettato la frase: «Before you speak, think and be smart: it’s hard to fix a wrinkled heart». Pensa bene prima di parlare: un cuore ferito è difficile da aggiustare.
⚖️ Il peso delle parole
Per far sentire davvero il peso delle parole, abbiamo usato una gruccia appendiabiti come bilancia:
- da un lato, in una bustina trasparente, tutti i post-it con gli acrostici gentili;
- dall’altro, un piccolo sasso, che rappresentava una sola parola ostile.
La gruccia si è piegata dalla parte del sasso. Una sola parola ostile pesa più di tante parole gentili: i bambini l’hanno visto con i loro occhi.
🤫 Il gioco dei segnali segreti
Abbiamo chiuso con un gioco a squadre per allenare la collaborazione e l’osservazione della comunicazione non verbale.
- Due squadre per volta: una in campo, con tre bambini seduti su tre sedie e gli altri in piedi davanti a loro.
- I bambini in campo devono scambiarsi di posto senza parlare, usando un segnale concordato in segreto: una strizzata d’occhio, un morso sul labbro…
- Ogni volta che un bambino riesce a sedersi, la squadra in campo prende un punto.
- La squadra avversaria osserva e deve scoprire il segnale il prima possibile.
Più il segnale è difficile da notare, per esempio deglutire, più la squadra in campo resiste.
Anche il gioco si è chiuso con un circle time: i bambini hanno detto cosa ne pensavano e cosa avevano imparato.
🌈 Altre attività sulla gentilezza
Trovi tutte le mie proposte nella raccolta per la Giornata della Gentilezza.
💬 Raccontami!
Hai mai provato la gruccia delle parole con la tua classe? Scrivimi nei commenti cosa hanno detto i tuoi bambini.
Un abbraccio,
Maestra Giulia 💜
























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