Compiti a casa: riflessioni e suggerimenti per genitori e insegnanti (1)

Oggi parliamo di…compiti! Si tratta di un tema caldo e molto dibattuto in questo ultimo anno, in un tiro alla fune che coinvolge gli insegnanti e le famiglie.

Scuole senza compiti per eliminare lo stress: è davvero la soluzione?

Recentemente ho letto di sperimentazioni da parte di scuole nel milanese che hanno abolito i compiti (leggi l’articolo) e hanno adottato una prossemica innovativa, senza banchi. Il tutto per alleviare lo stress e migliorare gli apprendimenti. Personalmente la giudico una soluzione un tantino estrema e inadeguata a risolvere il problema dello stress legato al compito e allo studio a casa. Eliminare la difficoltà alla radice, in questo caso, non porta benefici in termini di crescita, di sviluppo dell’autonomia personale e delle capacità organizzative, così come della presa di responsabilità da parte degli alunni.

Il mostro buono dei compiti che educa e potenzia l’apprendimento

In qualità di docente e, prima ancora, di studentessa (ho studiato moltissimo e lo studio è ciò che mi ha permesso di raggiungere i miei obiettivi lavorativi), ritengo che i compiti (nelle giuste misure, con tempi e strumenti adeguati) siano fondamentali per rafforzare gli apprendimenti, in quanto consentono una riflessione autonoma su quanto svolto in classe. Servono per ripetere, rivedere, fissare concetti già visti a scuola. Quanto appreso e capito in classe, infatti, deve essere rivisto con calma, con i propri tempi.

Non di meno, i compiti a casa permettono di verificare le proprie capacità e apprendere dagli errori, di mettersi alla prova e, soprattutto, di imparare ad accettare la fatica della ripetitività o del tempo dedicato allo studio.

È importante per i bambini e i ragazzi accettare la realtà dei compiti e la necessità dell’impegno personale che richiedono. Anche se, nella società del tutto e subito, in cui con un click su un dispositivo si ottengono effetti immediati (si acquista, si fa partire un video, si naviga,…) non è semplice approcciarsi ai libri, alle pagine da scrivere e leggere, o ai testi da studiare. 

Tuttavia è dovere di noi genitori e insegnanti legittimare l’importanza dell’impegno e della fatica di dedicarsi a esercizi e ripetizioni, così come aiutare a stabilire un buon rapporto con il tempo che va speso nel lavoro scolastico (e non). 

Non si ottiene nulla senza impegno e fatica!

“Proprio nello sforzo enorme e coraggioso di vincere la fatica riusciamo a provare, almeno per un istante, la sensazione autentica di vivere.
HARUKI MURAKAMI

“Il migliore riconoscimento per la fatica fatta non è ciò che se ne ricava, ma ciò che si diventa grazie ad essa.”
JOHN RUSKIN

Questo è un concetto che dobbiamo insegnare ai bambini e ai ragazzi, facendolo sperimentare in prima persona, e i compiti e lo studio a casa offrono un campo di prova perfetto!

Quando e perché i compiti sono una fonte di stress?

Abbiamo detto dell’importanza dei compiti, ma il problema dello stress legato ad essi rimane: quando e perché i compiti sono una fonte di stress? Quali soluzioni è possibile adottare?

Da queste domande ne derivano altre, che coinvolgono i docenti e le famiglie e le cui risposte comportano un impegno da entrambe le parti, affinché i compiti possano costituire un elemento funzionale all’apprendimento e non un suo ostacolo. Ma andiamo con ordine.

Cosa intendiamo con “stress” , innanzitutto?

Ritengo che quando si parla di stress legato ai compiti ci si riferisca a più aspetti, legati sia alle richieste della scuola che alle difficoltà più strettamente connesse all’ambito domestico.

  1. Per lo studente: il sentimento di frustrazione legato al tempo da dedicare allo svolgimento del compito stesso, in quanto preferirebbe di gran lunga dedicarsi ad altre attività.
  2. Per lo studente: l’ansia legata alla sensazione di “soffocamento” e di “mancanza di tempo “ dovuta alla poca capacità di organizzare e gestire i compiti assegnati nel rispetto delle scadenze oppure perchè ci ci sente impreparati per una verifica o un’interrogazione.
  3. Per lo studente: la mancanza di motivazione dovuta anche al non avere consapevolezza dell’obiettivo finale (imparare per poi…, sentirsi fieri di se stessi per aver raggiunto un obiettivo,…).
  4. Per le famiglie (soprattutto degli studenti alle prime armi): l’impegno di dover aiutare i figli nella gestione dei compiti e monitorare che siano stati svolti, e , per i bambini con difficoltà, il doverli assistere.
  5. Per studenti e famiglie a causa della scuola: i compiti risultano una fonte di stress anche quando le richieste da parte della scuola non sono adeguate (per il tipo di esercizio assegnato, per il quantitativo, per le modalità o i tempi).

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